Da SLAncio un centro di riabilitazione per i pazienti che si risvegliano dal coma

MONZA - Si parte in via sperimentale con dieci soggetti da accompagnare in un programma triennale di riabilitazione. Alla Residenza San Pietro di viale Battisti entro la fine del mese sarà avviato il progetto "Un movimento inatteso" per chi si risveglia dal coma

Minimo, quasi impercettibile, ma vitale e di estrema importanza. Perché da quel seppur piccolo segnale del corpo inizia un lento e fondamentale percorso di ripresa i cui esiti sono, ad oggi, ancora sconosciuti.

Ma intanto iniziamo, andiamo avanti, non fermiamoci. Questo quello che chiedono ai medici (e al destino) i parenti dei pazienti in stato di stato vegetativo che hanno dimostrato un risveglio minimale della coscienza.

Alla Residenza San Pietro di Monza, in viale Cesare Battisti, questo percorso tra poco sarà possibile. Nella palazzina di SLAncio partirà entro poche settimane il progetto “Un movimento inatteso” dove il paziente che ha inviato questi segnali di coscienza viene accompagnato in un percorso di riabilitazione dove vengono stimolati i sensi attraverso i suoni, i colori, le luci, particolari atmosfere e suggestioni. Oltre al supporto della musicoterapia, della pet therapy, dello shiatsu, della logopedia e persino della realtà virtuale.

Il progetto, della durata triennale, partirà entro la fine di febbraio e il costo (150 mila euro) è stato sostenuto da una fondazione privata.

Un’opportunità importante per questi pazienti e un’ulteriore e più che mai concreta ancora di speranza alla quale i familiari possono aggrapparsi.

Si tratta di un percorso lungo, ma i professionisti sono molto fiduciosi dei risultati ai quali può portare.

Anche perché da questi stati di coma vegetativo è possibile risvegliarsi. È successo anche nella struttura monzese, come ha ricordato Roberto Mauri, direttore della cooperativa La Meridiana che gestisce SLAncio. “Nel 10 per cento dei malati c’è stato un sensibile miglioramento dello stato di coscienza – precisa –. È una percentuale nettamente maggiore rispetto alla media indicata dagli studi scientifici inerenti all’esame generale dei casi di passaggio dalla stato vegetativo a quello di coscienza”.

In questa prima fase verranno coinvolti nel  progetto dieci pazienti.

Di stato vegetativo si è parlato tanto in questi anni, con posizioni spesso distanti e con la difficoltà di alcuni parenti ad accettare questa situazione. Una situazione improvvisa che può essere causata da traumi encefalici, emorragie o ischemie cerebrali, encefalopatie anossiche da arresto cardiaco.

Lo stato vegetativo è quella condizione di vigilanza che rende il paziente incapace di eseguire anche gli ordini più semplici (da quello motori, a quelli legati alla parola, all’apertura spontanea degli occhi, al regolare ritmo sonno-veglia, fino all’autonomia circolatoria e cardiorespiratoria).

Una condizione che può prolungarsi anche per anni, fino a quando quel corpo solo all’apparenza inerme lancia improvvisamente e inaspettatamente un segnale di risposta autonoma.

 A quel punto si risveglia la gioia e la speranza dei parenti, a quel punto inizia quel percorso riabilitativo che nasce appunto da un movimento inatteso.  

Barbara Apicella


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