Pedemontana: gli ambientalisti e due Comuni firmano la diffida

Un'istanza di partecipazione al procedimento e una a diffida ad eseguire i lavori in assenza di indagini approfondite sul suolo che, una volta per tutte, diano certezze sulla mancanza di rischi di diossina con l'apertura del cantiere di Pedemontana. E' stata sottoscritta da Wwf regionale, Legambiente Seveso, La Puska di Lentate, Alberto Colombo (di Sinistra e Ambiente di Meda) nonché dalle amministrazioni comunali di Desio e di Seveso e indirizzata a tutti i soggetti coinvolti nella realizzaz...

Un'istanza di partecipazione al procedimento e una a diffida ad eseguire i lavori in assenza di indagini approfondite sul suolo che, una volta per tutte, diano certezze sulla mancanza di rischi di diossina con l'apertura del cantiere di Pedemontana. E' stata sottoscritta da Wwf regionale, Legambiente Seveso, La Puska di Lentate, Alberto Colombo (di Sinistra e Ambiente di Meda) nonché dalle amministrazioni comunali di Desio e di Seveso e indirizzata a tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione dell'opera. I motivi di questa iniziativa ce li spiega direttamente il coordinamento di Insieme in rete per un sviluppo sostenibile con una lettera che ha diffuso alla stampa.

Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile, che dal 2007 segue l’iter di Pedemontana, in questi ultimi mesi si è attivato anche con una serie di incontri con i Sindaci delle tratte interessate da una delle criticità ambientali più rilevanti dell’intero tracciato della futura autostrada, la contaminazione da TCDD (diossina Icmesa).

La realizzazione dell’opera in questa tratta comporterebbe la movimentazione di grandi quantitativi di terra dove si è depositata la sostanza tossica fuoriuscita in cospicui quantitativi in occasione dell’incidente del 1976: questa evenienza avrebbe come conseguenza la dispersione nell’area delle molecole di TCDD – nocive per la salute umana – con conseguente aumento del rischio di contrarre malattie nella popolazione residente, già fragile a causa dell’esposizione al citato incidente.

Sembra che l’opera Pedemontana sia stata progettata in assenza di attenzione a questo aspetto di estrema delicatezza e importanza.

Per questo, su questo aspetto, si sono concentrate molte delle azioni del coordinamento ambientalista sia attraverso le Osservazioni presentate al Ministero nella fase di approvazione del progetto, sia attraverso l’azione di difesa del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

Bosco delle Querce che, in una prima elaborazione del progetto definitivo, sarebbe stato sbancato per una porzione di 7 ettari sui 40 complessivi: una ferita irrimediabile che è stata poi parzialmente evitata (anche per le pressioni ambientaliste) con la revisione del progetto stesso per questa parte del tracciato di Pedemontana che ha ridotto a 2 ettari il danno sul Bosco.

Lo sbancamento del Bosco delle Querce per realizzare l’autostrada Pedemontana– pensato in grande scala e poi ridimensionato – è il segno di una progettazione non rispettosa del territorio umano e naturale.

Anche per questo motivo Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile continua a evidenziare la sua contrarietà al proseguimento dell’opera, che ha sempre ritenuto inutile e dannosa.

Tanto più ora che la realizzazione della prima tratta (la A, da Varese fino a Lomazzo in fase ormai di completamento) sta mettendo a nudo i forti limiti dell’opera stessa e ha provocato profonde ferite nel territorio, tradendo tutte le promesse di essere un infrastruttura accompagnata da opere di compensazione ambientale capaci di risarcire l’ambiente del danno prodotto dal cemento e dall’asfalto.

Il Bosco delle Querce è il monumento che ricorda alla comunità umana il danno che lo sviluppo è in grado di generare e l’importanza del suo risarcimento.  E’ un simbolo di rinascita e di rispetto e al contempo conserva nel suo ventre (due vasche costruite con perizia ingegneristica e grandi costi) il pericoloso veleno che ha contaminato il territorio brianteo, con particolare ricaduta sui comuni di Seveso, Meda, Desio, Bovisio Masciago e Cesano Maderno.

La diossina tuttavia non è racchiusa solo nel Bosco delle Querce, o meglio al di sotto del suo strato bonificato a mezzo dell’asportazione dell’intero livello superficiale del terreno fortemente contaminato (fino a circa 50-60cm) con successivo riporto di terra “pulita”.  La diossina si è depositata su ampie porzioni del territorio, non ritenute però contaminate al punto da renderle invivibili (ex zona B ed R) e pertanto mai bonificate secondo le metodologie tecniche applicate all’area del Bosco delle Querce. Aree rimaste altresì abitate.

Qui la diossina è ancora presente nel terreno a profondità variabili ma prevalentemente nel cosiddetto Top Soil (fino a 15 cm) con la necessità d’ulteriori analisi e campionamenti d’approfondimento e anche qui, è evidente l’esistenza del rischio esposizione alla TCDD insito nella movimentazione terra per realizzare l’autostrada e le opere di viabilità complementare.



Consapevole di questa criticità, il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione economica) ha formulato una prescrizione – la terza in ordine di priorità sulle più di trecento depositate - che, in virtù delle già accertate contaminazioni basate sulle analisi del 2008, obbliga Pedemontana ad ulteriori analisi ambientali per la caratterizzazione, cioè la delimitazione areale, dei terreni contaminati.  Questo passaggio è propedeutico alla redazione del progetto esecutivo, anche per gli aspetti finanziari qualora si rendano necessari, come è presumibile, interventi di bonifica sulle aree contaminate attraversate dall'autostrada.

Ma, mentre si annuncia la presentazione ufficiale del progetto esecutivo relativo alla Tratta B2 e C, quella che interessa i comuni di Lentate sul Seveso, Meda, Barlassina, Seveso, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, non risulta sia stata ancora effettuata una campagna di analisi ambientali supplementare certificata da Arpa, con ricerca di diossina TCDD così come da prescrizione CIPE n°3.

Nessuna conseguenza, per altro, ha sinora avuto per la mozione, predisposta anche con il supporto di Insieme in Rete, e approvata all’unanimità in Consiglio Regionale nel novembre 2013, che, di queste analisi, chiede l'estensione delle stesse anche al territorio del Comune di Desio.

Per questo motivo, insieme allo studio legale Ribolzi Cocco e Salomoni – e con il supporto del penalista avv. Palumbo – Insieme in Rete ha elaborato un’istanza giudiziaria di partecipazione al procedimento e di diffida nei confronti dei diversi soggetti responsabili o coinvolti nell’attuazione dell’opera.

La diffida è stata firmata da associazioni aderenti ad Insieme in Rete (WWF Regionale, Legambiente Seveso, La Puska di Lentate S/S) e da un cittadino (Alberto Colombo, a rappresentare Sinistra e Ambiente di Meda, pure di Insieme in Rete) ed è stata sottoscritta, per le specificità delle problematiche relative al tracciato ed emblematiche della storia ambientale del territorio attraversato da Pedemontana, anche dai Sindaci di Seveso e di Desio.

L’atto è stato indirizzato a Pedemontana-APL, CAL, Regione Lombardia e Osservatorio Ambientale, Provincia di Monza Brianza, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, CIPE, ARPA, Strabag e, per conoscenza, alla Prefettura di Monza e alle Preture di Monza e di Milano.

Nel testo si richiede che i firmatari possano avere parte al procedimento amministrativo che sta portando all’approvazione del progetto esecutivo e si diffida i soggetti in indirizzo dal procedere nella realizzazione dell’opera senza aver prima ottemperato a quanto prescritto dalla legge e dalle prescrizioni.

Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile

3 commenti

ERMENEGILDO :
Il sestultimo capoverso del testo, così dice: ”…Questo passaggio è propedeutico alla redazione del progetto esecutivo, anche per gli aspetti finanziari qualora si rendano necessari, come è presumibile, interventi di bonifica sulle aree contaminate attraversate dall’autostrada.” Io, negli anni ’80, ho assistito alle operazioni di bonifica dove ora sorge il Bosco: la meticolosità dei tecnici, diretti dal Senatore Noè, era, a dir poco, stupefacente. E si trattava di aree inquinate ormai prive della presenza umana a causa della loro evacuazione. Come si farebbe oggi a bonificare la Zona B, densamente popolata? Desidero ricordare, e lo farò sino alla nausea, che tutta la Zona B in Seveso, che ricade ad est della Superstrada, subito dopo il 10 luglio fu classificata Zona A, dato l’alto tasso di inquinamento da diossina. Poi, per evitare il blocco della Superstrada, e l’evacuazione di migliaia di persone per una radicale bonifica come fu fatta su tutta la Zona A, a sud di dove ora sorge il Bosco, tutto il settore est della Superstrada fu declassato in Zona “B”… ma la diossina è rimasta lì, ed è ancora lì, e, secondo me, lì dovrebbe rimanere, senza rimuoverla, almeno per cinque generazioni. | lunedì 04 maggio 2015 12:00 Rispondi
ERMENEGILDO :
CINQUE GENERAZIONI... SE BASTERANNO, DATA LA SCARSISSIMA BIODEGRADABILITA' DELLA DIOSSINA, SPECIALMENTE SE E' IN TERRENI UMIDI E A CIRCA MEZZO METRO DI PROFINDITA'! | lunedì 04 maggio 2015 12:00 Rispondi
giovanni :
L'iniziativa dei gruppi ambientalisti di insieme in rete mi pare un ottima iniziativa perchè continua a mantenere acceso il focus sulla questione diossina che invece pedemontana e regione lombardia vorrebbero spegnere. Bene che vi abbiano aderito i comuni di Seveso e Desio con i due sindaci. Concordo con ermenegildo, la diossina deve rimanere dove si trova a "riposare", evitando qualsiasi lavoro per la costruzione dell'autostrada che la rimetterebbe in circolazione. chiaro che, se pedemontana e regione lombardia applicassero i dettami delle prescrizioni del cipe e delle leggi relative alle bonifiche delle zone inquinate da diossina dove dovrebbe passare l'autostrada, i costi per realizzare l'opera schizzerebbero e l'autostrada non potrà mai essere costruita. Ma la salute di tutti noi viene prima di inutili infrastrutture. | lunedì 04 maggio 2015 12:00 Rispondi