Amati: "Il territorio è malato, lo striscione è una vergogna"

SEREGNO - Non si è ancora spenta l'eco della vicenda della chiusura di due locali frequentati del centro cittadino. Di ieri la notizia che la senatrice desiana chiede di verificare se esistono gli estremi per uno scioglimento del Consiglio comunale. Pietro Amati, capogruppo di "Per Seregno Civica " e "Ripartiamo", invita tutti al senso di responsabilità.

La vicenda della chiusura dei due bar del centro cittadino continua a far discutere. Se la senatrice Lucrezia Ricchiuti chiede al Ministro Angelino Alfano di verificare se ci sono gli estremi per lo scioglimento del Consiglio comunale a causa di eventuali collegamenti tra la classe politica e la criminalità organizzata, gli attori della scena politica locale restano scossi dall'accaduto.

Pietro Amati, consigliere comunale di "Per Seregno Civica" e "Ripartiamo", invita tutti al senso di responsabilità: magistratura e inquirenti, ma anche gli amministratori locali. La sua lettera, qui di seguito, in versione integrale:


Due sono i dati che inequivocabilmente si affermano in questa vicenda: il
primo è che abbiamo l’ennesima dimostrazione che il nostro territorio è
malato. La criminalità organizzata sotto varie forme ha occupato le
cronache degli ultimi mesi e settimane attraverso locali chiusi perché
luogo di spaccio, persone legate a traffici di ogni genere e, appunto,
recentemente, i due locali sigillati in centro città.

Minimizzare, far finta che tutto ciò sia solo una specie di incidente di
percorso di una città viva, sana, operosa, come viene spesso descritta dai
nostri amministratori, è un nascondere la realtà, favorendo indirettamente il proliferare di attività non sempre lecite.

Seconda cosa: quello striscione deve diventare il simbolo della vergogna.
L’omertà, la collusione e l’indifferenza devono essere espulse dal ventre
sano della città che, ora, però, deve aprire gli occhi sulla realtà di
queste presenze che sono evidentemente venute solidificandosi in un tessuto che penso debba essere ancora aggredito ed estirpato.

Mi auguro che la prefettura e con essa la magistratura, con il supporto
paziente e intelligente delle forze dell’ordine, agiscano in profondità. E
che, soprattutto, la politica faccia il proprio dovere.

Pietro Amati